«La scienza raccoglie conoscenze più velocemente di quanto la società raccolga saggezza.» — Isaac Asimov
Con queste parole Isaac Asimov, scrittore di fantascienza e divulgatore scientifico tra i più innovatori del Novecento, aveva intuito una delle sfide che oggi riteniamo tra le più attuali del mondo del lavoro moderno, ovvero la corsa sempre più veloce della tecnologia a cui non corrisponde un’adeguata capacità umana di comprenderla e, soprattutto, di gestirla.
Le imprese oggi vivono un cambiamento che Asimov avrebbe probabilmente descritto come un punto di svolta evolutivo della nostra società.
Vantaggio e responsabilizzazione
L’intelligenza artificiale, l’automazione dei processi (RPA), l’analisi predittiva e la robotica collaborativa stanno infatti riorganizzando i ruoli, il business e le competenze. Le nuove tecnologie permettono di ridurre costi e sprechi, performare le offerte in base al comportamento del cliente, aumentare e migliorare la sicurezza e, attraverso l’utilizzo di assistenti virtuali, rendere sempre più semplice la gestione aziendale. Tutto ciò produce senza ombra di dubbio un grande vantaggio competitivo, ma a ciò fa da contraltare un aumento esponenziale della necessaria vigilanza umana, con tutte le responsabilità che ne conseguono.
Una delle domande che quindi ci poniamo è se l’ingresso dell’intelligenza artificiale nella vita di tutti i giorni (e di conseguenza nel mondo aziendale) sia più un’opportunità che un rischio per i rispettivi utilizzatori, attivi o passivi che siano.
Asimov, enumerando le sue Tre leggi della robotica, aveva già evidenziato il problema etico di fondo: la tecnologia non è intrinsecamente “buona” o “cattiva”, ma gli impatti sulla società possono essere i più variegati, spesso determinati dal modo in cui è gestita e di conseguenza impiegata.
Nel mondo lavorativo odierno le nuove tecnologie possono rappresentare una formidabile opportunità, ma solo se supervisionate da personale adeguatamente formato. Per evitare illeciti e violazioni è pertanto necessario procedere ad una corretta gestione dei dati e della privacy, garantire una formazione continua dei lavoratori, assicurare trasparenza sul funzionamento degli algoritmi impiegati, il tutto senza mai perdere di vista il vero valore aggiunto… quello umano.


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